giovedì, 24 settembre 2009

Il diavolo si è servito degli indovini e loro non hanno indovinato chi era lui e cosa voleva da loro.

 

Leggendo sul Medioevo si viene a conoscere di streghe o di maghi che farebbero appello al diavolo per le loro performance. Sarebbe il diavolo che fa loro indovinare il futuro ecc.

Mi risulta dall’ esperienza che ho fatto personalmente, che è il diavolo che utilizza i maghi e non farebbe una sola cosa per far loro piacere.  Parlo di Junk, che con la sua capacità di uscire fuori dal corpo e le sue azioni –di cui parlo sempre in questo blog- può essere definito un demonio.

 

            Di colpo ho capito una cosa. Dopo cosi tanti anni ancora non la capivo. L’ho capita ascoltando il diavolo, senza che lo volesse?  O ci sono arrivata da sola? Ma di colpo mi è stato chiaro. Ah !Ahora caigo! Ora capisco le ragioni per le quali La Pizia è stata fatta a pezzi, non letteralmente ma nella sostanza. La sua carriera ignomignosamente distrutta, ogni possibilità di andar via impedite. Non ci arrivavo. Perché proprio lei tra tante persone? Ecco perché! Perché si chiama La Pizia, perché il suo cognome è La Pizia. Nome da profetessa.

Si, nulla delle ragioni di prima mi convincevano appieno, chissà perché. Solo ora ho chiaro.

Quando mi vide da sola, quando cioè uscivamo insieme, avevamo una relazione, mi fece cenno al fatto che “La Pizia” non era solo un nome, ma insomma lei aveva doti da profetessa, era una tradizione familiare … anzi sentii dire che aveva un librettino per aiutarsi a "divinare"…  Perché Junk s'impicciava con piccinerie? Perché fare lo stupido e far notare a me – o ad altri, poiché probabilmente faceva lo stesso in altre occasioni – che La Pizia aveva doti di profetessa? Non vivevamo noi tutti, e “il diavolo” fin dalla nascita, in una città in cui era assolutamente di moda predire il futuro in molti modi e molte casalinghe tentavano di sbarcare il lunario vendendo amuleti di qualche tipo, facendo gli astrologi, con la lettura dei tarocchi, leggendo il tuo futuro sulle mani  o indovinando la tua data di nascita solo guardandoti in faccia …  In questo posto si arriva addirittura, come pratica consueta, tra amici a chiamare gli spiriti… tenendosi le mani sopra un tavolo. 

Un uomo con un ruolo sociale importante riconosciuto, com'era Junk, come è che suggeriva a me in confidenza che La Pizia non era un nome a caso, ma aveva oscure doti di profetessa.. eredità di antenate …

E ora capisco che la vera ragione per cui Junk distrusse La Pizia fu a causa del suo nome, per assicurarsi per sempre la vicinanza di una persona che si mostrasse amica con lui e apparisse con doti divinatorie, che anche solo il cognome suggeriva.

Ecco il segreto finalmente svelato: LA PRESENZA DELLA PIZIA (CHE IL DIAVOLO FACEVA ASSOCIARE A SÉ PARLANDO DI LEI COME SE LA FREQUENTASSE INTENSAMENTE, ANCHE QUANDO NON ERA VERO) ASSICURAVA CHIUNQUE FOSSE NEL GIRO DEL DIAVOLO CHE LUI NON ERA IL DIAVOLO! INFATTI UNA PROFETESSA PER NOME RICONOSCE IL DIAVOLO, SE LO VEDE, GIUSTO? DUNQUE SE “LA PIZIA” ERA AMICA SUA ECCO CHE JUNK NON POTEVA ESSERE IL DIAVOLO. QUASI PER DEFINIZIONE LUI NON ERA IL DIAVOLO!

 

Si può distruggere una persona, sacrificarla al proprio inflessibile egoismo, solo perché quella persona, anzi il suo nome, ci assicura una protezione contro il pericolo di essere smascherati?

A pensarci bene il diavolo visse tutta la vita con questa esigenza: assicurarsi di non essere smascherato.

La Pizia serviva allo scopo. Senza assolutamente esserne informata, senza averne idea.

Ogni medium, astrologo o maga che legge le carte era una occasione potenziale per fare si che il diavolo non fosse riconosciuto come il diavolo.

Per il diavolo queste arti erano una occasione unica.

Certo, quello che emerge è che queste persone non avevano le facoltà che dicevano di avere.

Junk lo sapeva.

Cosi non criticava mai queste persone.

Io avevo un’amica – una “femminista radicale” a nome Jolanda - che si guadagnava il pane con l’astrologia. Junk si fece fare "il tema natale", come si dice in gergo. Lo ritirò, senza pagare e senza un grazie.

Jolanda non si accorse, nello scrivere il cosiddetto "tema natale", che lui era un demone. Ne tessé le lodi. Una volta, passeggiando al parco, mi disse: "Non ti sei accorta di quanto il livello spirituale di Junk è superiore a quello di “Orazio”? (Orazio è una guida spirituale). "No", ammisi.

Ora io capisco che Junk le mise in mente o anche in bocca che lui era superiore. Sapeva che lei parlava con me, che era amica mia, e dunque aveva voluto che lei mi dicesse questo per influire sul mio giudizio.

Junk faceva questo anche direttamente. Una volta ci trovammo tutti a seguire delle danze di dervisci. Giorni dopo mi disse qualcosa come: “Ti sei accorta che il livello spirituale del derviscio in mezzo era superiore a quello del derviscio di lato?”. "No", risposi.

Anche lì stava cercando di suggerirmi che lui, Junk, era un uomo notevole se poteva stabilire la differenza tra due dervisci che non facevano che roteare in un'uguale ampia gonnella. Nessuno faceva errori, come potevo sapere cosa avevano dentro?

Junk invece era un vero disastro nel ballo del gruppo, me lo dissero una volta.

Comunque, tornando a Clarissa, tempi dopo le raccontai quello che avevo capito di Junk - i particolari di come era un diavolo - e lei mi credette, e rifece il tema astrologico e mi disse che era evidente come lui era un demone ecc.

Se mal non ricordo ammise di essersi lasciata influenzare dalla fama di lui quando aveva fatto il primo.

Junk non criticava mai queste attività.

Anzi teneva in grande stima una medium -a nome Gina- nella cui bocca parlava il suo spirito guida, il suo angelo custode, a suo dire. Io l’ho conosciuta e credo che lei fosse sinceramente convinta di questo.

Junk le faceva pubblicità nel gruppo. Fui portata ad andarci anche io perché gli altri del gruppo, anzi le altre, ci andavano.  Il fatto che lui ci andasse pareva una garanzia di serietà.

Ma ciò che Junk faceva era sostituirsi allo spirito guida nel dare le risposte alla postulante.

Capitò un episodio che lo dimostra:

Io andai da Gina –che leggeva la panchette su dettatura del suo spirito guida, secondo quanto lei diceva convintamente – tre volte. Le dissi subito che volevo chiedere della mia relazione con Junk.

Prima che la vera seduta cominciasse, Gina mi disse che Junk era un uomo elevatissimo spiritualmente, tanto che dopo la sua seduta gli aveva chiesto di tenere una copia della registrazione. Era davvero convinta di quel che diceva.

E durante la seduta, anzi le due prime sedute, di Junk si parlava bene.

Fu alla terza che qualcosa andò storto per Junk. Credo che forse io andai da Gina senza che Junk sapesse, o che all’ultimo momento Junk abbia avuto un imprevisto. solo cosi mi spiego come solo allora lo spirito guida mi parlò di Junk durissimamente, mi parlò del suo inflessibile egoismo, del fatto che non potevo aspettarmi nulla da lui, che mi usava e basta. (Gina diceva queste cose sotto dettatura. Io ho registrato queste cassette. Le ho ancora).

Poi, di colpo, non si sa come, il tono tornò tutto diverso, come quello delle prime due "sedute". La solita solfa sulla superiorità spirituale di Junk. Disse che Junk sapeva distinguere il male dal bene, a differenza di me.

Per più di metà del tempo Gina -o meglio il suo angelo custode- aveva criticato spietatamente Junk, poi di colpo tutto era cambiato.

Io non sapevo allora che Junk poteva entrare nelle persone. Dunque pensai che Gina avesse detto una cosa e il suo contrario e non tornai più da lei.

Ma poi i conti tornano. I discorsi che Junk faceva li nella seduta erano gli stessi che faceva con me a casa mia. Con la differenza che a casa mia io credevo uscissero dalla mia testa. Mi credevo sola e non sapevo, allora, che il diavolo o la magia esistessero. Che lui fosse li. (Una volta Junk mi aveva chiesto espressamente, seduti al ristorante, se credevo nel diavolo o nella magia. Gli risposi che non ci credevo assolutamente. Comunque mi diede poi ogni opportunità di ricredermi). 

Un’amica mia, una “parrucchiera” , che era amica di Junk, andò da uno che veniva pagato per dire il significato del nome delle persone. Era uno che dal nome diceva le qualità della persona.

Lei gli chiese: “Conosco uno che si chiama ‘Junk’: è un angelo vero o un diavolo vero?”

E quello rispose pianamente: “è un diavolo vero”.

In quel periodo, se non ricordo male, Junk era ammalato. Evidentemente non era li a suggerire, quanto meno.

Una volta parlai di lui a un “illuminato”. (La persona che me ne aveva parlato mi aveva detto che era “l’unico illuminato” della regione). E quello mi disse: “è venuto da me una volta. Non è arrivato da nessuna parte” (spiritualmente parlando, evidentemente). Questo capitò durante una cena a casa di amici, al tempo in cui Junk era morto da poco. L'illuminato comunque non arrivò a intuire chi aveva di fronte.

Junk manipolava indirettamente le impressioni che si avevano di lui. Si dava da fare perché si parlasse di lui e se ne parlasse bene. Si dava un gran daffare. Prima che lo si incontrasse, se aveva un appuntamento sugggeriva la sua nobiltà. L'ho sperimentato io stessa, quando lo incontrai la prima volta. Ma successivamente, quando si era distratto, poteva parere invece un "uomo qualunque" -tutt'altro che spirituale-, un pantofolaio, un uomo di grossolanità animalesca. (Questa impressione ultima l'ho avuta durante un week- end con il gruppo, osservandolo camminare a fianco a me). 

Ciò che volevo dire in questo post è che per Junk far parlare di lui era fondamentale.

Se uno non aveva sentito parlare di lui poteva succedere ciò che lui non voleva.

Una volta Junk andò a trovare un’amica sul lavoro e lei – “Mara” - poi raccontò che i suoi colleghi, che non avevano mai visto Junk si sono stupiti che fosse un insegnante spirituale, apparendo loro  pomposo e  grossolano.. "Ivan invece – Ivan era il primo allievo del gruppo e vecchio amico di Mara, cosi che i colleghi lo conoscevano bene- sì, dicevano, che ha un’apparenza spirituale.. "

            In seguito Ivan perse lo statuto di primo allievo del gruppo ...  (A parte l'aspetto ascetico, Ivan in realtà si era opposto a Junk in un moment molto importante. Junk voleva che il gruppo comperasse, per una cifra fra l'altro enorme, una sede per il gruppo in campagna. Mi ricordo che Ivan aveva detto: Non c'è 'l'atmosfera' nel gruppo, per una sfida del genere.." Il gruppo stagnava. Quasi sempre, per esempio, solo due donne -una delle quali io- preparavano la cena per il gruppo, senza che le guide esprimessero mai una critica in proposito.. Inoltre Junk, questo era chiaro, visto che piangeva sempre miseria, non avrebbe contribuito una lira.. Ivan arrivò a non stimare Junk e una volta disse. "Guarda Junk: o aprla di sè o parla male degli altri".) Se il gioco di Junk di impressionare gli altri non riusciva e qualcuno si accorgeva che lui era un demonio, allora Junk usava mezzi pesanti. Un uomo scrisse una lettera alla Civiltà cattolica dove diceva che Junk era un demonio. Da allora Junk fece di tutto per farlo passare per uno squilibrato. E tutti caddero nell’errore. Ma quando io chiesi quando erano cominciate gli scoppi di pazzia, mi fu riconosciuto che fu solo dopo aver scritto quella lettera e mai prima. Inoltre appurai che queste scene non avvenivano mai quando Junk era impegnato a fondo in qualcosa. Junk non aveva alibi.

  

Una cosa è certa: che il diavolo si è servito degli indovini e che loro non hanno indovinato chi era lui e cosa voleva da loro.

 

So che questo post è scritto in modo noioso.

L’ho pensato da molti giorni ma non ci riuscivo. Al diavolo non piace per nulla che io lo scriva. Sono stanca morta.

NOTA: Stare vicino a una "maliarda", anche inventarla, era molto utile al diavolo. Ci ricorreva nelle emergenze. giocando sull'ambivalenza, presente nella nostra mente, di indovina/fattucchiera/maga e strega, non mancava di far comparire in un istante nella mente l'immagine di quella donna come terrribile strega, come "biscia ripugnante". Suggeriva agli altri che lui, un debole, fosse manipolato e sfruttato da quella. Il tutto in una incredibile confusione di messaggi diretti e invece occulti in contraddizione tra di loro. la confusione era voluta. Lo scopo che voleva raggiungere era stornare sospetti da sè o "mettere le mani avanti", come si suol dire.

Parlo non solo delle impressioni che ho vissuto io e anche di quelle che ho raccolto da altre donne del gruppo.

POST SCRIPTUM

Ho trovato queste illuminanti parole dell'Antico Testamento:

Se uno vuole approfondire le sue esperienze, sappia che la sapienza conosce il passato e prevede il futuro, conosce le sottigliezze dei discorsi e le soluzioni degli enigmi, prevede fenomeni strani e prodigiosi, la successione delle epoche e dei tempi. (Sapienza 8, 8)

postato da: vivamerlin alle ore 07:39 | Permalink | commenti (9)
categoria:astrologia, medium, diavolo e indovini, la pizia, spirito guida
venerdì, 18 settembre 2009

Il mio nome è IO SONO”

                  Stavo rimpiangendo il passato

                  e temendo il futuro.

                  Improvvisamente il mio Signore parlò:

 

                  “Il mio nome è IO SONO”.

                   Dio fece una pausa.

                   Attesi. Dio continuò:

 

                   Quando vivi nel passato

       Con i tuoi errori e rimpianti,

       è duro. Io non sono lì.

       Il mio nome non è IO ERO

           

       Quando vivi nel futuro

       Con i suoi problemi e timori

       è duro. Io non sono lì.

       Il mio nome non è IO SARÒ.

 

       Quando vivi in questo momento

       Non è duro. Io sono qui.

       Il mio nome è IO SONO.

       (Anonimo)

 

Ho trovato questi versi, che danno un sollievo immediato, in

GIANCARLO PADULA

2003 La magia è una trappola. Come combatterla.

Greco e Greco ed., Milano, pp.102-103.

 

Il titolo di questo diario (CONSOLAZIONI) prende ispirazione dal libro intitolato proprio CONSOLAZIONE DELLA FILOSOFIA di Boezio.

Boezio, ingiustamente accusato, è in carcere aspettando la morte. Di fatto verrà giustiziato. Proprio in quest’attesa egli scrive questo libro anche storicamente importante. Visto il titolo, credo che sia consolatorio anche per chi lo legge. E cosi mi è parso, solo leggendo qualche passo. Di fatto, non posso dire d’averlo ancora letto, ma tenterò di farlo, anche se la filosofia solitamente non è “il mio pane”, come si dice. (Con qualche eccezione, per esempio l’ETICA, di Spinoza).

Mentre infatti avevo in mano questo libro, di dimensioni relativamente ridotte (potrei pensare che non superi le duecento pagine, ero concentrata sulla lettura de “LA CITTÀ DI DIO” di Agostino d’Ippona. Ho cominciato, ma sono fortunata. È proprio li che ci sono vari paragrafi dedicati al suicidio alle ragioni per le quali non ci si deve suicidare.

Anni fa il pensiero del suicidio era una costante della mia vita. Soprattutto il terzo anno consecutivo in cui Junk il diavolo mi spingeva con tutte le sue forze a suicidarmi. Il dolore che Junk mi provocava soprattutto al cuore, e le difficoltà che per via del continuo vampirizzarmi e pungermi in forma di ago (e penso che quelle punture favorissero una vampirizzazione più ampia accurata e dolorosa), darmi incubi che erano minacce e farmi stare tutta la notte senza chiudere occhio erano una condizione fisica insostenibile. Con tutto ciò dovevo andare a lavorare ogni giorno, guardando l’ora prima di sedermi chiedendomi quante ore mancavano al potermene tornare a casa per dormire … Evidentemente il mio lavoro ne risentiva. Tutto lo sforzo che ero in grado di fare, ormai, era fingere di lavorare, e perfino  la finzione era dolorosa. Dovevo perfino parlare in pubblico ma non ero più io. La memoria mi tradiva. Anche quando ordinariamente il tutto avrebbe dovuto essere una “passeggiata” il diavolo era li a tormentare me e influire sugli altri e mettermi in difficoltà. Prima e durante. Era cominciato una volta in cui la manager di un college americano mi telefonò chiedendomi se potevo parlare agli studenti appena arrivati su un certo argomento di mia competenza. Aveva saputo che il mio inglese mi permetteva di farlo nella loro lingua. Io non ne ero cosi sicura, ma lei sentendomi parlare al telefono mi disse che era proprio quel che ci voleva. Andai e feci questa specie di conferenza. I ragazzi, studenti di livello Universitario, allo stile americano, alla fine mi applaudirono. Si erano divertiti, anche. Proprio uscendo sentii le parole del diavolo che mi complimentavano: “Brava, sei stata proprio brava!”

Io avevo da poco scoperto che Junk non era quel santone ingombrante che era, ma un vero demonio. Mi rivoltai dicendogli (mentalmente) “i tuoi complimenti non m’interessano!” Da allora anche parlare in un seminario era penoso. Una volta perfino, nell’entrare in classe, tutto il contenuto della mia borsa cadde per terra.  Anche quando ciò che dicevo sapevo che era buono, io non avevo energie. Una volta sapevo cavarmela brillantemente anche quando le mie conoscenze non erano complete  (per esempio in qualche esame universitario). A volte, come ogni studente, sapevo sfruttare al massimo quello che sapevo e prendevo comunque un buon voto. Ma ora anche quando io ero preparatissima, dentro ero vuota. È difficile, non importa che  cosa si dice, appassionare una platea quando si è privi di energia.

Quando organizzavo un seminario, per paura di non farcela cercavo molte altre persone, che facessero quasi tutto il lavoro. ero semplicemente l’ombra di me stessa. I tormenti che mi dava Junk sul lavoro in realtà datavano anni indietro, ma dopo che io scopersi la verità su di lui arrivavano a cercare proprio la mia demolizione fisica.

Ci furono poi situazioni in cui mise zizzania tra me e colleghi di lavoro amiche e parenti.

Junk mi suggeriva di uccidermi. Mi rendevo conto che me lo suggeriva lui stesso, dentro di me. La sua stessa presenza dentro, contro cui non riuscivo a fare nulla, e che mi veniva imposta (la possessione è uno stupro dell’anima, pensavo ) aggiungendo il suggerimento a motivi di disperazione di varia natura.

Io pregavo sentitamente Dio di farmi morire, ma non volevo essere io a togliermi la vita. Inoltre, una volta, cosi parlando a me stessa, dissi: “non voglio uccidermi, non voglio addolorare i miei parenti di X ”. X è il piccolo paese dove ho passato l’infanzia, un luogo dove mi sentivo protetta sicura, amata, circondata da tanti parenti rispettosi amorevoli e divertenti. Infatti pensavo che se ne avessero avuto notizia del mo suicidio ne avrebbero provato dispiacere. Proprio tempo dopo, lo stesso anno –ho controllato la data sulla sua tomba di recente -, un parente di X., un uomo buono sensibile, che in passate circostanze della sua vita aveva mostrato di avere coraggio, senza problemi economici o di lavoro, giovane sano e di bell’aspetto, si suicidò. Io venni poi a sapere che la sua famiglia –la moglie e i figli - aveva ultimamente cominciato a maltrattarlo in modo pesante e inspiegabile. Lui era il fratello prediletto della mia migliore ed eterna amica. Era il fratello favorito per il suo buon carattere, sensibile e allegro allo stesso tempo. Il sospetto che Junk lo avesse fatto suicidare come punizione per non essermi uccisa io mi arrovellò. Junk non negò di averlo fatto anche se non disse nulla in contrario. Questo avvenimento e altri mi facevano sentire come fossi io la causa. Il diavolo mi suggeriva: “Se tu ti fossi suicidata, tutto questo sarebbe successo, non succederebbe. Vedi ora come i tuoi parenti a X soffrono di più di quel che soffrirebbero sapendo che tu, che hanno conosciuto solo tanto tempo fa, ti suicidassi”. 

In pratica ho passato mesi, anni con pensieri di suicidio che mi accompagnavano sempre.

Che cosa mi fece resistere? Che cosa poteva consolarmi, in quella condizione di disperazione?

A non suicidarmi mi aiutò la lettura del Gospel of Sri Ramakrisna. (Gospel significa Vangelo ) Un suo allievo, proprio quello che scrisse il libro in cui si narra la vita di Ramakrisna, aveva una moglie che pensava al suicidio. Suo figlio piccolo era morto e lei pensava di uccidersi. Il marito la portava dal Santo, e lui in più di un’occasione cercò di dissuaderla dal farlo. Le diceva che gli spiriti di chi muore di morte violenta non si elevano a un livello superiore, ma restano sul piano terreno. Questa osservazione fu utile a trattenere anche me dal suicidio. Infatti la vita mi era cosi odiosa che addirittura viverci anche dopo morta era impensabile.

Credo comunque che questo lungo libro (circa 700 pagine scritte in piccolo) mi abbia confortato anche perché le vicende narrate, gli episodi erano buffi e, anche quando non ne capivo l’eventuale significato profondo, mi divertivano.

A parte questa lettura a carattere religioso, pregavo. Riscoprivo la preghiera, che peraltro in passato era sempre rimasta a livello superficiale. Da ragazzina, seguendo il consiglio di un’insegnante che era anche suora (Suor Liliana), ogni sera prima di dormire leggevo dei passi del Vangelo.

Fu cosi che l’anno passò, anche nella paura di ammalarmi gravissimamente, visto che mi sentivo parecchio male.

Un altro fatto di consolazione fu l’essere incappata in una cosa, un gesto delle mani, anzi, che alleviava i fortissimi dolori al cuore. In quell’anno ci fu un giorno in cui non riuscivo neppure ad alzarmi dal letto per lavorare.

Poiché non sapevo cosa fare per tirarmi su, per andare a lavorare, mi ricordai di una posizione delle mani che mi era stata insegnata durante un seminario di un insegnante di medicina tradizionale cinese. (un insegnante sia sul campo medico che spirituale). La posa che io ho chiamato liberamente in questo blog “posa delle mani a doppie corna” poiché le mani sono nella posizione a corna, come quando si usa per fare gli scongiuri, sono l’una contro l’altra (al modo in cui sono quando abbiamo le “mani giunte”) e sono poste all’altezza del cuore. Restando coricata (e il mio stato fisico mi impediva di mettermi seduta a gambe in croce, che era la posizione proposta dall’insegnante) appoggiai i polsi sul cuore, le mani a corna parallele al corpo (come facciamo con le mani giunte) e lasciavo che i gomiti poggiassero sul letto, rilassata. Le dita erano rivolte verso l’alto, e i polsi appoggiavano comodamente sul corpo, all’altezza del cuore. In poco tempo successe qualcosa. Mi sentii liberata e sentivo energie che arrivavano al cuore. il diavolo era uscito da li e mi chiedeva: “Ma che hai fatto?” Mantenendo la posizione per circa venti minuti, ero in grado di alzarmi.

Questa fu una gioia per me, poiché scoprivo qualcosa di pratico che mi alleviava.

Poiché l’idea ricorrente (allora come ora) e diffusa è che non si può fare nulla, a parte pregare, per alleviare gli attacchi demoniaci, e le mie preghiere mi permettevano di avere più forza di sopportazione, ma soffrivo orribilmente, non c’è da stupirsi che ne fossi felice. E pensavo: “Se una cosa pratica è capace di alleviare i dolori, di combatterli, allora devono esistere altre cose, altri mezzi utili!”

Aggiungo che trovare un compenso nella ricerca fu molto importante per la mia sopravvivenza. Io amo la ricerca, amo cercare.

Qualche anno prima di incontrare il diavolo ci fu un tempo in cui io scrivevo piccole canzonette, mi venivano spontaneamente, al mattino. Mi mettevo a passeggiare e veniva fuori una nuova. Questo fu uno degli effetti del seguire un seminario di alcuni giorni con una psicanalista “arancionata”.

Un giorno la canzone era il mio EPITAFFIO. Non è bella, va bene, infatti non l’ho mai cantata in giro, comunque diceva cosi:

 

Essendo liquida come l’acqua

Andava dappertutto in cerca di qualcosa

Ed un mondo di ricerca fu la sua vita.

 

Per me dunque capire che potevo procedere a cercare altre cose, che la ricerca di rimedi o contromisure o qualunque cosa per fare fronte alla mia condizione mi dava speranza.

La speranza è l’ultima a morire. Comunque il diavolo quell’anno si ammalò gravemente. Subito, senza saperlo, io mi sentii meglio, molto meglio.

Nel frattempo avevo cominciato a trovare degli altri elementi utili, a partire dall’uso del ventilatore. Cosi la ricerca poteva riempire la mia vita e impegnare i miei risparmi. Non lasciavo nulla d’intentato per trovare delle difese, per informarmi.. e la ricerca continua anche oggi qui, dopo decenni.

Intendo dire che nello sfacelo della mia vita lavorativa, nell’isolamento che io stessa sceglievo per evitare pericoli a coloro che mi circondavano, io trovavo nella ricerca rifugio e un nuovo significato alla mia vita. Sarebbe stato questo a non rendere la mia vita inutile.

           

Ma ora torno alla lettura della prima parte de LA CITTÀ DI DIO di Sant’Agostino.

 

Certo mi ha dato serenità. Non solo quando parla di suicidio e del perché i cristiani non dovrebbero farlo. La prima parte che cerca di dare un senso positivo al sacco di Roma sono confortanti per me. Infatti anche io mi sono chiesta perché proprio a me doveva capitare di essere tormentata dal diavolo. E Agostino trova le ragioni della caduta di un’intera città, di Roma in particolare, che era anche il simbolo della cristianità.

Trovare una ragione alle proprie disgrazie è confortante. Già a suo tempo avevo pensato che Dio mi ha punita per il mio incombente orgoglio. Il senso di superiorità sugli altri che per qualche attimo ho provato nel sentirmi padrona di me stessa. Non più schiava delle emozioni che, secondo quanto disse Madame Lannes, la saggia, si prostituiscono/attaccano a tutto e qualunque cosa. La meditazione abbastanza intensa mi aveva fatto superare il precedente caos emotivo. Potevo essere preda di un’emozione quando qualcosa all’infuori di me la suscitava, un’associazione mentale. Paure che avevo sviluppato da piccola - per esempio se vedevo una persona sofferente fuggivo via spaventata .. -erano superati. Solo per effetto di sei mesi di meditazione, di silenzio, ero in grado di diventare calma, quando ne avevo la necessità. E una volta dopo tre intensi giorni di meditazione ecco che faccio una esperienza interiore che credo si dica “illuminazione”. Forse solo una briciola, ma capisco come tutti dicano che una volta li, tutto quello che vuoi è tornarci.

Il mio insegnante spirituale, per merito delle cui indicazioni –oltre che di un sincero sforzo da parte mia - ero arrivata li, era contento del mio sforzo. Mi disse un giorno che in pochi anni di lavoro interiore sarei stata in grado di essere un' insegnante spirituale.  Era certo la cosa che mi pareva socialmente più utile. Fu allora che il diavolo Junk -che a differenza della mia guida spirituale fiaccava gli sforzi dei suoi allievi dichiarando apertamente che erano degli incapaci - sentì parlare bene di me e di altri bravi allievi del nostro gruppo e fu la fine. Le mie energie furono polverizzate. Junk fece in modo, usando i suoi poteri, di mettere in cattiva luce ed eliminare dalla scuola il mio insegnante spirituale, del cui gruppo - di cui io facevo parte - era invidioso. (Anni dopo, quando arrivammo alla "resa dei conti", il diavolo mi disse che R. -quell'insegnante- "non meritava quel gruppo" ). 

La mia strada fu dunque interrotta dal diavolo. E dopo l’interruzione e la presa di coscienza della causa di quell'interruzione -cioè l'azione del diavolo- mi dicevo che forse Dio aveva fatto questo per il meglio, cosi che io non diventassi una montata, orgogliosa dei suoi progressi, tanto che non avrei potuto essere una buona guida.

Anche ora penso cosi, che è stato un bene farmi abbassare le penne. Ho di sicuro imparato la modestia.

 

 

Anche, a volte, penso che incontrare il diavolo è stato il mio destino, già prefissato da Dio, che mi ha creato proprio “sputata/adatta” per poterlo affrontare. Infatti sono stata io a smascherarlo per bene, quando dopo dieci anni, dopo aver accumulato una conoscenza molto grande dei fatti, ho visto coi miei occhi le opere di questo diavolo. Mi sono detta che i miei difetti, su cui i miei nonni cercavano di aprirmi gli occhi, cioè in primo luogo la “creduloneria” e l’eccessiva fiducia negli altri, erano stati in realtà l’aspetto di me che aveva tratto in inganno il diavolo. (Anche il mio primo fidanzato mi disse una volta: “credi a tutto quello che ti dicono”.  Fu Junk a dirmi che ero la donna più stupida che conosceva. Ma ero stata io che, proprio perché stupida – non si accorgevano però che io a volte mostravo stupidità perché gli altri preferivano sentirsi più intelligenti -, lo aveva fatto credere al riparo. Perfino altre caratteristiche, il mio essere un’immigrata di prima generazione, lo aveva illuso. Io non ero circondata da parenti e amici che fossero qui per proteggermi, eventualmente. Anche il fatto che io fossi “di sinistra” credo che lo abbia fatto ingannare. Per il diavolo la sinistra è “cosi intelligente da essere stupida”. La gente di sinistra per esempio non crede nella magia, non crede nel diavolo. Non è neanche cattiva. Dunque io ero doppiamente stupida, nella mia apparente intelligenza.

Se io non avessi avuto quelle caratteristiche negative non avrei potuto incastrare il diavolo, avrebbe usato le precauzioni che usava con gli altri.

Dicono in India che tutti siamo necessari: lo stupido come l’intelligente. Se non ci fosse lo stupido, neppure ci sarebbe l’intelligente.

           

Post scriptum.

Il persecutore mi perseguita il giorno intero,

Di notte non mi lascia respirare un istante.

Si sciolgono i miei nervi stirati qua e là,

Mi si sciolgono, mi si staccano le membra.

dal Libro di Giobbe, cit. in Riwkah Scharf,  La figura di Satana nel Vecchio testamento (in CARL G. JUNG La simbolica dello spirito

1959 Einaudi, nota 346, a pag. 326).

 

giovedì, 10 settembre 2009

Dedico con affetto questo efficace

metodo anti-diavolo 

a Hea,

che è stata la prima

a dirmi di aver usato una difesa contro il diavolo.

.

Un breve massaggio sulla pelle con dell’olio d’oliva in cui si sono macerate delle fettine di aglio risulta avere un forte valore protettivo rispetto al diavolo, in particolare al vampirismo, che il diavolo può esercitare su ogni punto del corpo, della pelle. Racconto come ottenere il macerato di aglio e perché è importante.

La difesa risulta migliore di altre alternative, come il balsamo di tigre, per esempio. Infatti  l’olio che si ottiene macerando dentro dell’aglio può essere usato molte volte, non da mai problemi, mentre il balsamo di tigre non può essere usato spesso. Se si usa più volte sullo stesso punto nello stesso giorno, la pelle finisce per irritarsi.  

 

 

Ecco la ricetta, facile da eseguire:

Occorre una bottiglia di vetro non colorato e trasparente. Inoltre la bottiglia deve avere la base quadrata. Le pareti dunque risultano rettangolari.

 

Per una bottiglia da un litro di olio d’oliva occorre impiegare una o due teste d’aglio.

 

Dobbiamo tagliare in fettine sottili gli spicchi d’aglio e farle cadere dentro la bottiglia. Le fettine si dispongono naturalmente sul fondo.

 

Occorre ora esporre al sole la bottiglia e

ogni giorno cambiare la posizione della bottiglia, cosi che sia esposta al sole da ogni lato.

Occorrono quaranta giorni perché l’olio sia pronto.

Passato questo tempo si può passare l’olio su qualunque parte del nostro corpo, anche più volte.

 

Ci sono parti del corpo scoperte, che non possono essere difese con punte o calamite. tipicamente il viso o le mani o i piedi.

 

 

Mi chiederete come ho messo insieme questa ricetta. Non l’ho inventata io. Una mia amica antropologa mi ha raccontato di una parente che si è curata completamente di un dolore debilitante alle articolazioni con questo liquido. Me lo ha raccontato nei minimi particolari.

Ho cominciato a usarlo da giorni.

Il problema da risolvere era soprattutto concentrato sulle mani, che mi vengono vampirizzate selvaggiamente da quando io proteggo abbastanza bene il cuore e il ventre, attraverso punte, piastre d’acciaio e calamite.

Mi svegliavo di notte con una presenza luminosa, sull’arancione, che mi succhia fortemente le dita, le mani, il dorso della mano..

Si, appare cosa pazza, ma non lo è. È reale come me che sto scrivendo in questo momento.

“Per via di questi attacchi le mani hanno perso elasticità e le giunture dolgono. Ancora non sono invalida, posso scrivere, ma fino a quando?” Cosi pensavo.

 

Sono alcuni giorni che passo e ripasso l’olio in cui ho lasciato macerare l’aglio per ben quaranta giorni.

Il risultato appare molto promettente! La mani hanno recuperato già elasticità e il dolore che sentivo prima è diminuito. Ieri sera ho passato l’olio anche in altre parti del corpo, non solo faccia mani e piedi, come i due giorni prima. E il mio livello energetico è migliorato. Dunque penso che sia bene passare l’olio su tutto il corpo, se possibile.

Devo aggiungere che l’olio viene assorbito subito e non resta una sensazione di unto.

Non mi è parso che dia un odore sgradevole o forte. Ora non è più caldo come prima e non posso dire cosa succederebbe in piena estate. Comunque lavandosi col sapone ogni odore scompare. .

 

SONO  ABBASTANZA FIERA DI QUESTA NUOVA ACQUISIZIONE NELLE DIFESE. Direi che completa gli altri sistemi, che sono tutti importantissimi. Sotto attacco può essere subito risolutivo uno spicchio messo come supposta. C’è poco da scherzare.

 

Comincio a sentirmi certa del fatto che quest’ olio sia utile non solo contro i dolori articolare ma anche contro gli attacchi vampirici. Per esempio una volta, avant’ ieri, mi sono svegliata e l’insalubre presenza mi stava colpendo ai gomiti. Io avevo messo l’olio a testa viso mani piedi e perfino le ginocchia, ma mi ero scordata i gomiti. Dunque Junk lo aveva percepito e mi lavorava nella parte indifesa, mentre di solito non si occupa dei gomiti ma lavora sulle mani. Prova che non gli piace una pelle che sa di aglio.

 

POST SCRIPTUM:

Dopo alcune settimane ho provato che questo liquido è molto utile. se passato su tuto il corpo è molto utile, ma risulta comunque molto utile per protggere le parti meno protette finora, per proteggere le quali non trovavo una protezione facile: i piedi, la testa, le mani, che mi venivano olto colpite. nel tempo ho rafforzato l'uso di questo olio con l'olio di tigre, cui dedicherò uno specifico post.

sabato, 05 settembre 2009

Ho un certo pudore, anzi no, vergogna provo per come mi sono fatta conquistare dal diavolo. Era un tranello e ci sono cascata. Mi viene in mente un docente universitario - uno che sosteneva come la ricerca dovesse porsi il compito di conoscere il mondo e allo stesso tempo per ciò stesso trasformarlo, accrescendo per esempio la consapevolezza di quelli che venivano intervistati – che diceva come, nella sua fragilità, poteva essere conquistato “con uno zuccherino”. Per questo aveva paura di dove “metteva i piedi”. Allora non avrei immaginato come io stessa sarei diventata fragile ma purtroppo sempre piena di fiducia. E mi è difficile capire come un uomo rozzo al massimo grado come il diavolo Junk –un animale, che dico, un insetto da preda, uno scorpione che sa solo pungere la paziente tartaruga - potesse arrivare a me.

In effetti trasformare –se non lo erano- le persone in esseri fragili e bisognosi credo che fosse il modo che lui trovava per farsi accettare, ma non solo.

Il diavolo cominciava male. A 24 anni si accorgeva che nessuna ragazza lo notava. Lo disse con un tono di rimprovero verso le ragazze.

Ma ora voglio parlare di me.

Mi vengono in mente gli anni roventi … si proprio gli anni in cui le ragazze si tiravano i capelli, si davano un tale spintone da far cadere nella provvida sedia alle spalle, e in cui la ragazza spintonata, al primo segno di cedimento, veniva portata dall’assalitrice nella stanza riservata agli ospiti, messa nel lettino, rimboccate le coperte e spenta la luce cosicché il giorno dopo la disegnatrice di giardini andasse al lavoro riposata. Tutto il litigio per gelosia. Oppure perché l’altra non era stata sincera … A volte bastava un gesto per scatenare “l’inferno”. Una volta una avevo toccato la testina riccioluta di una ragazza e quella, ubriaca, aveva tirato fuori la pistola d’ordinanza. No, prima le aveva appena toccato il seno, confidenza per confidenza. Una buona osservatrice disse una volta che tra noi femministe una punzecchiatura era sentita come una coltellata. In questo regno nuovo essere insinceri era la massima colpa.

Mi viene in mente tutto questo perché certo io mi aspettavo che anche gli altri volessero essere sinceri. Ma io avevo cambiato mondo. E avevo di fronte il diavolo.

 

 

Sono già stanca. Vado a dormire.

 

Uno dei primi ricordi che ho della mia vita nel gruppo del diavolo è che lo sentii affermare “io sono misogino”. Ero a un metro da lui, affiancato d Loreley loro due seduti entrambi su cuscini e tappeto, con tutti gli altri. lo guardai con comprensivo compatimento, oppure? Non ricordo. Ma lui rispose con una espressione che indicava come io essere inferiore non avevo da pensare nulla di lui, superiore come era.

Altri, lo so, abbandonarono il gruppo considerando lui, Junk e il suo gruppo come “fascisti”. Me lo disse l’analista, bocca della verità, senza specificare di chi parlasse. Segreto d’ufficio.

E poi mi ricordo il fatto, lo zuccherino, che è capitato qualche anno dopo. Eravamo in una struttura settecentesca, certo affittata senza che il diavolo Junk pagasse nulla, ma ci teneva che il gruppo e lui avessero una cornice rispettabile, in tono con le caratteristiche peggiori del “luogo”, cioè che apparire è esattamente come essere.

Ero seduta in questa palestra, aspettando che si aprissero le porte, quando vidi con chiarezza come le donne che aspettavano con me, che rispetto a me erano anziane, decenni in più di lavoro interiore, erano svuotate come gusci vuoti. Ed ebbi orrore, orrore che quello fosse il mio futuro, futuro in un gruppo in cui negli anni quelle donne fossero ridotte cosi.

Il diavolo si accorse del mio senso di orrore? Intervenne prima che io prendessi le necessarie conseguenze e fuggissi difilata da li per non comparire mai più? Questa percezione che poi negli anni ho potuto riscontrare come vera, io l’ho rimossa e ho continuato nel gruppo…

Ma sul momento fu qualcosa a distrarmi. Una donna, che dicevano Junk amasse, comparve. Aveva i capelli spioventi ai lati del viso, di colore incerto e penzolanti. Andava come poco consapevole di sé, senza vedere nessuno. Il viso appariva irregolare al punto da apparire un poco mostruoso. In seguito quando entrai nelle confidenza del diavolo mi raccontò che da bambina quella donna venisse inseguita dagli altri bambini impietosi al grido di “mostro, mostro!” Vedendola fui invasa –pensiero mio autentico, allora non ebbi dubbi – che Junk fosse un uomo meraviglioso. Se amava una donna cosi, allora era un uomo che andava oltre le apparenze. Amava le persone per se stesse, considerai. Sarebbe stato meraviglioso essere amata per me stessa e non per la mia apparenza, la giovinezza, l’intelligenza… Cosi lo sguardo attento verso le vecchie donne svuotate e l’orrore provato per quello che dunque sarebbe stato il mio futuro fu magicamente sostituito dall’amore provato verso un uomo che era cosi spirituale da andare oltre le apparenze!

Poco dopo ricordo che non si riusciva a trovare al chiave e neppure a girarla nella serratura. La chiave si rivoltava contro il diavolo! Mi fa ridere. Mi offrii di aiutare e Junk mi guardò con disprezzo come se volessi importunarlo. Ora penso che mi spinse magicamente a collaborare cosi da mostrarmi ciò che era la sua arma: fingere di essere per nulla interessati a una persona per poterla intrappolare, come certi animali da preda si nascondono per poter cogliere la preda impreparata al loro attacco.

Usare una donna, fare apparire una donna brutta fingendo di amarla, suggerire la sua motivazione come nobile e disinteressata fu un elemento chiave nella mia convinzione, che presi anni ad espungere, che Junk fosse in effetti, cosi come poi volgarmente voleva essere considerato, un uomo migliore degli altri, di tutti gli altri.

La scelta di una donna da fare apparire come brutta fa parte di quella intelligenza animalesca del diavolo, che in realtà non aveva un minimo di vera intelligenza.

Questo fu lo “zuccherino” che mi fece cadere, che condizionò in qualche modo il mio desiderio di essere apprezzata da lui. Viridiana, la donna “brutta” successivamente mi apparve come bellissima in tutto e per tutto in diverse occasioni, direi quasi in tutte le altre. Snob, come se non avesse mai avuto la necessità di pensare o di essere presente, come quando disse, leggera come una piuma che in Africa le donne (bianche ) non hanno bisogno di coprirsi il sedere davanti ai neri, visto che non sono considerati esseri umani.

 

Ecco lo zuccherino di cui parlo. Fare credere di essere nobile e disinteressato. Ma Viridiana cadde sotto i suoi colpi non meno di me. Forse con un fragore/fracasso/fallimento maggiore. Entrambe con gli occhi come bendati. 

Quando uno fantastica imprese del genere, pensa che chi le fa è una "puttana". Il diavolo è l’unica e sola vera puttana.

Ah dimenticavo! Poteva il diavolo fare a meno di andare in soccorso di una puttana per necessità? Si, anche li cercò di fingere efficacemente. Ma questa almeno ve la risparmio. 

 

 

NOTA: Il mago aveva la capacità di mettere un qualcosa sulle facce, di fare qualcosa sulle facce, cosi da suscitare l’impressione che quella faccia fosse bella o del tutto priva di qualunque impressione ovvero anche brutta definitivamente. Anni dopo fece cosi con me, quando per esempio andai a trovare Jacob ad Oslo. Jacob amatissimo.

Poteva anche fare apparire una donna assolutamente uno schianto. Una volta, forse l’ho raccontato, percepii addirittura una scritta sulla mia testa: Questa donna è la più straordinaria al mondo. L’uomo più importante della festa, che era di fronte a me quando la scritta apparve, da quel momento “non ebbe occhi che per me”, come si dice. Quando mi vide andar via mi pregò di cenare con lui, che se non l’avessi fatto ne “morirò”, cosi disse. 

postato da: vivamerlin alle ore 06:29 | Permalink | commenti (6)
categoria:zuccherino, astuzia del diavolo